Ogni giorno possiamo osservare
segnali di cambiamento nelle abitudini, nella cultura, negli affari.
Le nuove tecnologie rendono
sempre più agevoli scambi ed opportunità - fino a poco tempo fa
impraticabili - tra culture e territori lontani; le velocità e le
accelerazioni dell’evoluzione in alcuni casi possono avvicinare popoli e
tradizioni, ma in altri rischiano di soffocarli, di cancellare identità,
di imporre equilibri insostenibili attraverso l’accrescimento del
divario tra povertà e ricchezza.
Possiamo assistere indifferenti
a questi segnali, ignorarli per scelta o per disinformazione, ma possiamo
anche chiederci come poter agire per guidare i
cambiamenti verso i valori in cui
crediamo.
I modi e gli strumenti di azione
possono essere tanti e ciascuno di noi, per quello che è e che sa fare,
può impegnarsi nell’ambito, professionale e non, che più gli è
congeniale.
Seguendo questa filosofia è
maturata la scelta da parte del CISE di creare un Network
per la certificazione dei sistemi di responsabilità sociale.
Che cosa sono i sistemi di
responsabilità sociale?
A chi servono?
Sono uno strumento
gestionale - ovvero un insieme di regole e di procedure – che
le imprese possono liberamente scegliere di adottare per garantire che i
propri prodotti sono stati realizzati nel rispetto dei lavoratori
rispettando così criteri relativi al non impiego di lavoro minorile o di
lavoro obbligato, al mantenimento di condizioni di salute e di sicurezza
sul lavoro, alla libertà di associazione, all’assenza di pratiche
discriminatorie o coercitive/violente, alla definizione di un orario di
lavoro e di una retribuzione equa.
Servono essenzialmente a tre
parti: ai lavoratori perché
costituiscono una garanzia al riconoscimento ed al rispetto dei loro
diritti; ai consumatori perché al
momento dell’acquisto possono scegliere conoscendo i comportamenti
sociali delle aziende che finanziano acquistandone i prodotti; alle
imprese perché possono ottenere un vantaggio competitivo
basato non più su fattori come il basso costo della mano d’opera od
altre forme di sfruttamento, ma sull’immagine derivante dalle garanzie
fornite circa l’eticità del proprio ciclo produttivo.
E’ qualcosa di cui fidarsi?
Gli interessi in gioco di
aziende multinazionali non saranno prevalenti sui valori etici?
In effetti c’è chi sostiene
che alcune normative create per certificare i sistemi di responsabilità
sociale siano uno strumento ad esclusivo uso e consumo di grandi imprese
multinazionali. Noi, pur cercandola, non abbiamo trovato evidenza di ciò.
E’ però nello stato delle cose che di ogni strumento può essere fatto
un uso proprio o improprio, a fin di bene o a fin di male, utile o futile.
Pertanto riteniamo che il problema potrebbe risiedere non tanto nella
validità degli strumenti (che abbiamo valutato e testato) quanto nella
credibilità dei sistemi di rilascio e di sorveglianza dell’effettiva
validità delle certificazioni emesse. A questo scopo abbiamo costituito
un Network gestito da un’azienda speciale della
Camera di Commercio (il CISE) senza scopo di lucro e che non ha
alcun interesse negli affari delle aziende che certifica. La sorveglianza
nel mondo viene inoltre assicurata anche attraverso il contributo di
Camere di Commercio italiane all’estero la cui rete consiste di 62 punti
in 38 paesi di tutto il globo.
Tutto questo per farci
conoscere.
Per ulteriori informazioni potete scrivere a: info@lavoroetico.it.
Se quanto descritto Vi ha
interessato, …. quale potrebbe essere la Vostra parte in questo sistema?
Luca Valli
Direttore CISE

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